ANCHE LE AGENZIE PER IL LAVORO POSSONO PARTECIPARE ALLE RETI D’IMPRESA, UNO STRUMENTO CHE HA UNA EFFICACIA CONCRETA. ALCUNE LO STANNO GIÀ FACENDO

Tutte le informazioni sono sempre apprezzabili, specie in un settore dove i criteri normativi sono effettivamente criteri di business, ma per evitare di ingenerare confusione e soprattutto tensioni da parte dei non addetti ai lavori, su un tema effettivamente complesso è il caso che l’informazione non sia troppo succinta o settorialmente circoscritta: l’Ispettorato Nazionale del Lavoro ha in essere, specificamente e specialmente, una politica di contrasto ispettivo al lavoro nero e al lavoro irregolare, indipendentemente dalla sussistenza o meno di forme di terziarizzazione dei servizi aziendali.

In particolare quest’opera di contrasto è indirizzata a rilevare e “sanzionare” (le punizioni è forse meglio lasciarle nei contesti educativi e familiari) applicazioni di contratti collettive che ai tempi chiamavamo “Gialli”, firmati da associazioni datoriali ed organizzazioni sindacali privi di una effettiva rappresentanza/rappresentatività che si caratterizzano per un complessivo inferiore trattamento normativo ed economico dei prestatori di lavoro subordinato, quindi agli effetti pratici in dumping rispetto ai contratti leader e comunque a quelli sottoscritti anche aziendalmente da organizzazioni sindacali effettivamente e comparativamente rappresentative (sul punto è bene precisare che presso la commissione lavoro della camera sono in discussione almeno 3 diversi disegni di legge di cui uno addirittura di emanazione CNEL, il cui obiettivo è fare ordine e finalmente sintesi sui criteri di rappresentatività); per conseguenza è abbastanza evidente ai più che qualora tale utilizzo si riverberasse anche in forme di terziarizzazione, appalti e, dalla sentenza della corte costituzionale sul tema, anche la sub fornitura labour intensive (con forte apporto di lavoro umano quindi), ne conseguirebbe la solidarietà del committente, istituto legislativo a cui peraltro il mercato si è adeguato almeno dagli anni 60 con la stesura dell’art. 1676 cod civ, oggi superato dal D.Lgs. 276/03, ma ed è bene ribadirlo ai soli fini retributivi e contributivi, non certo sul profilo della fraudolenta somministrazione a cui piace alludere, ma la cui ricorrenza non è né automatica, né oggetto di presunzione implicita.

In questo senso peraltro, a differenza dalle vedute, fortunatamente di pochi, i contratti di rete, si stanno rivelando uno strumento efficace di contrasto di queste deviazioni, perché le reti siano legalmente costituite devono infatti essere:

  • costituite secondo legge, e quindi con intervento di un notaio nella sua veste di ufficiale giudiziario;
  • vagliate dagli organismi di sorveglianza presso le CCIAA competenti territorialmente;
  • gestite amministrativamente in analogica alle regole gestorie delle società di capitali, (francamente un insieme di obblighi che comporta un lavoro importante e competenze adeguate, del tutto sproporzionato rispetto al mero obiettivo di risparmiare qualche euro o frodare qualche poveretto) e quelle più modernamente gestite possono, e spesso lo fanno, prevedere tra i propri obiettivi e programma la conduzione di buone pratiche condivise in materia di relazioni industriali ivi compreso l’obbligo di applicare uno specifico contratto leader, specificamente i CCNL Terziario Distribuzione e servizi od il CCNL Metalmeccanico industria.

Le reti hanno però effettivamente un vantaggio: possono attuare un distacco legalmente agevolato e di per sé automaticamente ed intrinsecamente legittimo del personale dei membri della rete, un vantaggio forse esiguo ma che nei settori ad alta presenza di organico, può consentire di fare fronte ai picchi di lavoro, evidentemente con qualche sacrificio per le Agenzie per il lavoro e la somministrazione del personale, già abbastanza provate dalle conseguenze del primo periodo di applicazione del Decreto Dignità.

In conclusione le reti sono uno strumento, e come tutti gli strumenti non dovrebbero essere né criminalizzate o beatificate,  ma se servono al contrasto delle pratiche elusive attraverso la diffusione di contrattazione collettiva autentica, diritti retribuitivi dei lavoratori, ed ad aumentare così i posti di lavoro stabili e non quelli precari (tra cui evidentemente anche quelli somministrati), hanno una efficacia concreta che a buon conto compensa senz’altro la perdita di qualche somministrazione

Peraltro è bene ricordare che anche le Agenzie per il lavoro possono partecipare alle reti d’imprese, ed alcune, forse un po’ più lungimiranti e qualificate, lo stanno già facendo.

 

0 Commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *